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Guida Monaco – Zona Musei

KUNSTAREAL - Zona Musei

Tappa imprescindibile di ogni tour di Monaco, e a maggior ragione di una gita scolastica, è il cosiddetto Kunstareal, il quartiere dei musei. Una passeggiata tra i suoi viali, con lo sguardo rivolto ai monumentali palazzi che vi si affacciano, è il modo migliore per comprendere lo sviluppo urbanistico della città e la sua storia, inoltre l’elevata concentrazione di musei, che spaziano tra diverse forme d’arte ed epoche, dall’antico Egitto alla Pop-art, offre un’ampia gamma di temi da approfondire.

Il Kunstareal è parte di Maxvorstadt, il primo quartiere concepito come estensione della città al di fuori del centro, e vede la sua genesi all’inizio del XIX secolo, quando Monaco avvia un processo di trasformazione teso a dare un nuovo volto alla città : quello di una metropoli europea dell’arte. Questo progetto di espansione fu concepito già all’inizio del secolo da Massimiliano I, ma venne poi realizzato da suo figlio, Ludovico I, re di Baviera dal 1825 al 1848. Grande amante della cultura e dell’arte classica, Ludovico I ambiva a trasformare Monaco in una sorta di “Atene sull’Isar” e, a tal scopo, si affidò agli architetti Leo von Klenze e Friedrich von Gärtner, massimi rappresentanti del gusto neoclassico. Il legame che il sovrano aveva instaurato con il mondo mediterraneo andava, peraltro, al di là del mero discorso culturale, bensì era legato a implicazioni politico-militari e si intrecciava con le vicende della sua stessa famiglia: Ludovico I sostenne la guerra di indipendenza in Grecia mentre suo figlio, Ottone, divenne il primo re della Grecia indipendente nel 1832. Questi fatti sono testimonianza nella circolare Karolinenplatz, punto di partenza ideale per una visita del quartiere. L’obelisco al centro della piazza, opera di Leo von Klenze, fu ottenuto dalla fusione dei cannoni turchi usati nella Guerra di Indipendenza e commemora i 30.000 soldati bavaresi caduti nella campagna di Russia del 1812, al fianco delle truppe napoleoniche. Sarà infatti solo dopo la disfatta, di questa impresa che la Baviera uscirà dalla Confederazione renana, dichiarandosi disposta a sostenere la coalizione antinapoleonica. In questa complessa cornice di alleanze, si inserisce l’iscrizione sull’obelisco voluta da Ludovico I: Auch sie starben für des Vaterlandes Befreyung, cioè ‘Anche loro sono morti per la liberazione della Patria’, interpretando la caduta dei bavaresi in Russia come un contributo alla liberazione dal dominio napoleonico.

Da Karolinenplatz, seguendo la Briennerstrasse, il primo dei viali reali di Monaco, aperto dal duca Massimiliano I e realizzato in gran parte da von Klenze, si arriva a Königsplatz, una vastissima piazza dove si concretizza l’ideale classicheggiante di Ludovico I, come si evince da un rapido sguardo: gli edifici che vi si affacciano sono tutti ispirati ai modelli dell’architettura greca. Sul fondo della piazza si ergono i Propyläen, realizzati da von Klenze tra 1846 e il 1862, a imitazione dei Propilei dorici dell’acropoli di Atene. Ai lati della piazza vi sono invece due edifici che oggi sono la sede di importanti raccolte archeologiche: guardando i Propyläen, a destra spicca la Glyptothek con le colonne di ordine ionico, mentre sul lato opposto si trova invece l’edificio contornato di colonne corinzie che ospita le Staatliche Antikensammlungen. Il legame con il mondo mediterraneo, perseguito dai re di Baviera, è reso esplicito ancor oggi dalle tre bandiere che campeggiano nella piazza: bavarese, italiana e greca.

Proprio dietro l’edificio delle Staatliche Antikensammlungen, e opera dello stesso architetto (Georg Friedrich Ziebland), si trova la chiesa di St. Bonifaz, monastero benedettino fondato nel 1835 da Ludovico I, a imitazione delle chiese paleocristiane. L’edificio, danneggiato gravemente durante la Seconda Guerra Mondiale e parzialmente ricostruito, ospita al suo interno la tomba di Ludovico I e della regina Teresa, mentre il cuore di Ludovico, come quello di molti appartenenti alla casata dei Wittelsbach, è custodito in una teca argentata nella Cappella delle Grazie di Altöttling.

Zona Musei - Guida Monaco - Sale Scuola Viaggi
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Ma i musei non si esauriscono a Königsplatz, che è solo il centro del Kunstareal: spostandosi da qui in direzione nord-est, si raggiungono infatti le notevolissime pinacoteche, che espongono collezioni d’arte dal Medioevo fino all’età contemporanea: Alte Pinakothek, Neue Pinakothek e Pinakothek der Moderne.

A completare questo ricco patrimonio artistico concorre, accanto ai Propyläen, la Lenbachhaus, una villa commissionata nel 1887 dal pittore Franz von Lenbach all’architetto Gabriel von Seidl nel 1887, nel quartiere che già si connotava come ‘quartiere dei musei’ e dove erano ubicate le dimore di importanti protagonisti della Monaco di fine secolo, come il conte von Schack, collezionista e protettore di artisti, e Richard Wagner. Il modello della villa è ancora una volta italiano e segue lo stile neo rinascimentale, già sperimentato a Monaco da von Klenze. La villa è stata acquistata dal comune nel 1924, per essere adibita a galleria d’arte nel 1929.

Negli ultimi anni, nuovi musei hanno arricchito il Kunstareal: nel 2009 è stato inaugurato il Museo Brandhorst, che ospita la collezione di arte moderna e contemporanea dei coniugi Brandhorst, e nel 2013, proprio dirimpetto all’Alte Pinakothek, è stata inaugurata la nuova, modernissima sede del Museo Egizio di Monaco.

Infine, il 30 aprile del 2015 è stato aperto il Centro di documentazione del nazionalsocialismo al numero 34 della Brienner Straße, esattamente nel luogo in cui si trovava la Braunes Haus, ‘la casa bruna’: una villa ottocentesca (Palazzo Barlow) divenuta nel 1930 la nuova sede del NSDAP (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori). Maxvorstadt, infatti, venne scelto dai nazionalsocialisti come centro direzionale e rappresentativo del movimento, mentre Königsplatz divenne la sede delle parate militari e dei comizi di Hitler; qui il 10 maggio 1933 ebbe luogo l’incendio dei libri organizzato dalle autorità della Germania nazista. Proprio all’estremità orientale di Königsplatz, i nazisti edificarono nel 1935 gli Ehrentempel, ossia i Templi dell’onore, per ospitare i sarcofagi dei 16 membri del partito uccisi nel fallimentare colpo di stato (Putsch) fallito del 1923. Di questi rimangono oggi solo le fondamenta, ricoperte di piante spontanee. Appena fuori dal perimetro della Königsplatz, si trovano l’edificio dell’amministrazione del partito nazista e il Führerbau (ufficio del Führer), dove nel 1938 venne firmato il Patto di Monaco tra Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna. Quest’ultimo è ora sede della Hochschule für Musik und Theater. All’angolo nord-est della Brienner Straße e Turkenstraße, il Wittelsbacher Palais, realizzato a partire dal 1843 come residenza reale da von Gärtner, divenne nel 1933 la sede della Gestapo nel 1933. Pesantemente danneggiato nel 1944, è stato distrutto nel 1964.

L’ultimo consiglio, prima di addentrarsi alla scoperta di uno dei tanti musei che costellano questa zona, è quello di approfittare, se il meteo lo consente, delle aree verdi che circondano i palazzi del quartiere: nella bella stagione è comune vedere studenti delle vicine università che giocano a pallone o, semplicemente, si rilassano stesi nei prati.

ALTSTADT - Centro Storico

È un centro storico senza mostri di cemento quello che accoglie il visitatore a Monaco di Baviera. Protetto dalla mole materna e rassicurante della Frauenkirche, la cattedrale simbolo di Monaco, coi suoi campanili gemelli che svettano nel cielo. Una presenza talmente protettiva, la sua, che nel 2004 i monacensi hanno votato a maggioranza contro la realizzazione di edifici che superassero in altezza i 99 metri dei suoi campanili.

Il  centro storico ci racconta di come la città abbia saputo creare un felice equilibrio tra espansione industriale e conservazione delle antiche istituzioni, tra moderno e antico, un’anima amabilmente conservatrice e uno spirito cosmopolita. Passeggiando per le animate vie dell’Altstadt, si ha la sensazione di trovarsi in una grande città a misura d’uomo, dove l’attaccamento alle proprie radici ha comunque lo sguardo puntato al futuro di una grande e ricca capitale. Nel suo centro si alternano antichi palazzi e moderni centri commerciali, musei di fama internazionale e birrerie in edifici storici, mercati e ampie parchi, che convivono con grazia e sapienza urbanistica. Così come, accanto ai monacensi vestiti all’ultima moda, non è raro vederne altrettanti, vecchi e giovani che siano, abbigliati in abiti tradizionali. Così come lo spirito a “quattro ruote” di una delle capitali mondiali dell’automobile, convive con il leggero e continuo sibilo delle biciclette, che sfrecciano veloci e silenziose sugli oltre 1200 km di piste ciclabili della città.

Dalla sua piazza principale, Marienplatz, che diffonde come un cuore pulsante il suo fluido vitale in tutta la città, si irradiano le vie che conducono ai maggiori punti nevralgici cittadini.

Le chiese e i monumenti più importanti: tra questi la più antica chiesa di Monaco, la Peterskirche, il mercato alimentare permanente del Viktualienmarkt e la Kaufingerstraße, il grande corso ricco di negozi  che conduce a Stachus, altro nucleo importante della vita cittadina. E ancora da Marienplatz si raggiungono in pochi minuti  Odeonsplatz, una delle piazze più belle di Monaco nonché uno degli angoli architettonicamente più italiani del capoluogo bavarese, Max Joseph Platz, coi suoi teatri e la Residenz, per quattro secoli palazzo dei Wittelsbach – duchi, prima, e dal 1825 sovrani di Baviera – e infine la Maximilienstraße, la via “Montenapoleone monacense”, con le sue boutique di alta moda.

Il centro storico custodisce il simbolo della storia più antica, ai tempi in cui la metropoli odierna era poco più di un piccolo agglomerato di case, nato intorno a un convento di monaci benedettini, sulle sponde del fiume Isar. Ce lo ricorda a Marienplatz il “custode” delle sue origini, arroccato sulla cima della torre del Rathaus, il municipio: è il Münchner Kindl, il monacello monacense, che tiene il Vangelo nella mano sinistra e benedice la città con la destra. È proprio dagli asceti che popolano i monasteri che la città ricevette il nome con cui oggi è conosciuta, che significa letteralmente “presso i monaci”. Da quel 14 giugno 1158 la storia ha segnato i tratti della capitale bavarese, portandola a essere la città che il presidente francese De Gaulle definì con un semplice ma efficace commento, “Voilà, una capitale”, apprezzandone la capacità di rinascere dalle ceneri della guerra. Essi furono ingenti: Monaco subì 73 attacchi aerei durante il secondo conflitto mondiale, che la rasero quasi del tutto al suolo. Tuttavia in pochi anni si è risollevata dalle macerie con forza e determinazione tutte bavaresi, per rifiorire nella metropoli europea che oggi possiamo ammirare.

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Monaco è una città tutta da vivere,  questo vale sia per un visitatore occasionale che per un turista, e anche il suo centro storico non fa eccezioni. È d’obbligo fermarsi ad ammirare lo spettacolo del Glockenspiel, il carillon che tre volte al giorno incanta con le sue figurine animate e che, anche se per pochi minuti, tiene in scacco l’intera Marienplatz, affollata dai turisti con il naso all’insù. La stessa piazza si riempie di magia natalizia nel periodo dell’Avvento, quando viene allestito, in occasione del celebre mercatino, l’imponente albero di Natale. Salire i 306 gradini della Peterskirche, la più antica chiesa cittadina, è un’esperienza irrinunciabile per godere della vista sulla città e sulle Alpi, tanto che nelle giornate più limpide, sembra quasi di  poter toccare con mano tutta la città di Monaco, il villaggio da 1,5 milioni di abitanti, che nonostante la costante e vertiginosa crescita demografica, riesce ancora ad assicurare ai suoi cittadini un volto umano e vivibile. Dall’alto è possibile anche notare meglio la conformazione del centro storico, oggi racchiuso in una cintura di viali che ripercorrono le antiche mura medievali (demolite nel 1791) e lungo le quali si notano ancora le sue antiche porte: Isartor, Karlstor, Sendlingertor (la quarta porta, Schwabingertor, oggi non esiste più).

Un giro al Viktualienmarkt non dà solo la possibilità di gustare deliziosi panini con i würst o con arrosto di maiale e cotenna croccante, accompagnati dall’immancabile birra chiara monacense, ma è anche una scusa per scoprire il Biergarten, sempre animato all’ombra di alti castagni, oppure di curiosare tra le sue affollate bancarelle, in cui si vendono frutta e verdure fresche, olive, prosciutti e marmellate, fiori e piante di ogni tipo, in un tripudio di profumi e sapori. Una sosta nella struttura di vetro e ferro della Schrannenhalle, il mercato del grano del XIX secolo che oggi ospita Eataly, è ideale per chi ha nostalgia della cucina del Belpaese – qui infatti si può gustare il meglio dell’Italia enogastronomica –, ma è anche un ottimo modo per fare un salto indietro nel tempo e scoprire, insieme all’origine di questa curiosa struttura, anche l’antica destinazione di Marienplatz, quando ancora si chiamava Schrannenplatz ed era la piazza del mercato. A pochi passi, si trova sia il Müchner Stadtmuseum,  non solo un luogo della memoria per la città, ma anche un museo dedicato al cinema, agli strumenti musicali, alla fotografia, alle marionette e ai giocattoli che arrivano da tutto il mondo. Il grande cubo che ospita la nuova sinagoga di Monaco, all’interno dello Jüdisches Zentrum, il centro comunitario ebraico, inaugurato nel 2007.

Un modo molto monacense per iniziare bene la giornata è quello di recarsi nella Residenzstraße e toccare i quattro leoni in bronzo che si affacciano sul viale: una specie di gesto scaramantico, che tutti gli abitanti di Monaco conoscono. E dopo essersi fatti incantare dalla magnificenza delle sale riccamente decorate della Residenz, la residenza della famiglia regnante Wittelsbach, vale la pena concedersi una passeggiata nell’Hofgarten, il giardino manierista sul lato nord del palazzo, con il tempio di Diana, il padiglione ornato di conchiglie, che segna il punto di incontro dei sentieri che attraversano il giardino. E, ancora, sedersi sulle gradinate della Feldherrnhalle permette di ammirare non solo l’ampia Odeonsplatz, ma di far spaziare lo sguardo ben oltre, al campanile della Ludwigskirche, fino alla Siegestor, l’arco di trionfo monacense, e insieme riflettere sulla struttura urbanistica della città e sui suoi cambiamenti, in particolare dal XIX secolo in poi. Perché, abbracciare con lo sguardo panorami e scorci sempre diversi, è il bello di un centro storico dove la Cattedrale è ancora il monumento più alto.

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